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La scomparsa di un congiunto è sempre una cosa dolorosa. A volte i problemi che seguono, però, sono più laceranti della scomparsa stessa. Spesso un buon testamento può servire a evitare contrasti. Il primo passo è fare chiarezza sui diritti, per sapersi muovere meglio e spegnere in radice i problemi. Oppure, se necessario, per farli valere. In ogni caso, il nostro studio è al vostro fianco e vi assiste.

Sette domande sulla successione

  1. Come si fa testamento?

Esistono quattro tipi di testamento. Quello olografo è un documento scritto interamente di pugno dal testatore, che deve datarlo e firmarlo. Alla morte sarà onere di chi lo custodisce o di chi lo trova portarlo da un notaio per la pubblicazione. Quello pubblico è steso da un notaio con le formalità di legge, alla presenza di due testimoni. Il notaio conserverà il testamento e lo pubblicherà alla morte del testatore. Quello segreto viene consegnato dal testatore al notaio, che attesta il ricevimento e lo conserva. Contrariamente a quello pubblico, il suo contenuto è conosciuto solo dal testatore. Il testamento speciale, infine, ricorre in casi eccezionali (calamità, viaggio aereo o per nave, militari), ed è caratterizzato da minori formalità.

  1. Che cos’è la quota disponibile?

Con il testamento non si può disporre liberamente di tutto il patrimonio. La legge ne riserva infatti una parte (appunto, «quota di riserva») ai familiari più stretti, chiamati «legittimari». Si tratta principalmente della moglie e dei discendenti o, in mancanza di questi ultimi, degli ascendenti. La parte rimanente è la quota disponibile, di cui il testatore può disporre secondo le sue volontà.

  1. Che cos’è la successione legittima?

Si apre la successione legittima quando non esiste un testamento. Il patrimonio del defunto viene allora ripartito tra i «legittimati» (da non confondere con i «legittimari») secondo le regole fisse stabilite dalla legge.

  1. Si è obbligati ad accettare l’eredità?

L’eredità si acquista con l’accettazione, che è un atto di volontà a cui nessuno può essere costretto. Prima di tale momento il soggetto interessato si definisce «chiamato all’eredità», posizione che non comporta l’assunzione di nessun diritto e nessun dovere riconducibile al defunto.

  1. Che cosa spetta alla moglie o al marito del defunto?

Il coniuge superstite, oltre alla quota di riserva, ha il diritto di abitare vita natural durante nella casa familiare e di utilizzare i mobili che la arredano, se di proprietà del defunto. Il diritto, che non ha bisogno di accettazione, è limitato al coniuge. Non si estende quindi né al rapporto di convivenza semplice né alle unioni civili. Per la giurisprudenza, non può giovarsene neppure il coniuge separato.

  1. Come si accetta o si rifiuta l’eredità?

Quando il chiamato dichiara formalmente di accettare l’eredità, con atto pubblico o scrittura privata, si ha l’accettazione espressa. L’accettazione tacita avviene per fatti concludenti, quando il chiamato dispone dei beni del defunto manifestando così l’accettazione. Esiste poi l’accettazione con beneficio di inventario Il rifiuto si deve invece formalizzare da un notaio o da un cancelliere del Tribunale competente.

  1. Che cos’è l’accettazione con beneficio di inventario?

Con l’accettazione dell’eredità (c.d. pura e semplice) l’erede subentra in linea generale nei rapporti del defunto. Questo comporta che i due patrimoni diventano una cosa sola (si «confondono»), e che l’erede dovrà far fronte ad eventuali debiti del defunto non solo attingendo ai beni ricevuti in eredità, ma anche con i beni propri. Se ci sono motivi per evitare questa conseguenza, l’accettazione può essere eseguita con beneficio d’inventario. Si tratta di una procedura che ha l’effetto di distinguere i beni del defunto da quelli dell’erede, e che permette all’erede di rispondere dei debiti non oltre il valore di quanto ricevuto. Se l’erede è nel possesso dei beni, l’inventario (a cura di un notaio o di un cancelliere del Tribunale) deve essere eseguito entro tre mesi dal decesso. La dichiarazione di accettazione deve essere resa a un notaio o a un cancelliere del Tribunale entro 40 giorni dalla chiusura dell’inventario. Questo tipo di accettazione è obbligatoria per i minori, gli interdetti, gli inabilitati e le persone giuridiche.

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